Il Pencak Silat o
Pentjak Silat è l’arte
marziale dell’Indonesia;
l’interpretazione più
diffusa del termine è
“Movimento artistico e
attacco efficace”, a
sottolineare, come per
la maggior parte delle
arti marziali, che la
sua metodologia
d’allenamento prevede lo
sviluppo di attitudini
al movimento attraverso
le Forme (Jurus) e la
loro applicazione in
combattimento per mezzo
delle tecniche (Beladiri).
Tecniche di
respirazione,
condizionamento,
maneggio di armi,
esercizi di trapping,
meditazione, ecc.
completano il repertorio
didattico di quest’arte
marziale.
Le origini del Silat,
frutto di molte
influenze culturali,
sono scarsamente
documentate e la
tradizione orale delle
diverse scuole non aiuta
una ricostruzione
storica attendibile; il
primo riferimento
documentato si ha
nell’opera letteraria,
di Sumatra, “Tambo Alam
Minangkabau”, in cui si
narra di Suri Diraja,
consigliere del Regno
Parahiangan (XI-XII
secolo), che favorì lo
sviluppo dell’arte
marziale a corte.
Questo
testimonierebbe come già
a quell’epoca, presso
l’etnia Minangkabau di
Sumatra, si praticasse
una forma di Silat;
secondo alcuni storici,
da reperti archeologici,
si evincerebbe che già
nel VI secolo a Sumatra
si praticasse una forma
di lotta che poi si
diffuse in tutto
l’arcipelago
indonesiano.
Oggi si contano,
ovvero sono stati
classificati, 260 stili
in Malesia, dove l’arte
prende il nome di
Bersilat, e 800 tra
stili e metodi, nelle
oltre 13.000 isole che
compongono l’Indonesia;
tratti comuni ai diversi
sistemi e, secondo
molti, principio
ispiratore degli
ideatori dei diversi
stili furono gli animali
(tigre, aquila,
coccodrillo, serpente,
scorpione, scimmia,
ecc.) e le forze della
Natura (Mana,
un’energia sottile e
primigenia che permea
tutte le cose e le
unisce in una mistica
comunione); in linea con
il motto Minangkabau:
“La natura circostante è
il tuo maestro”.
Come Kung Fu o
Karate, quindi, il
termine Pencak Silat ha
un’accezione generale e
i suoi moltissimi stili
sono classificabili in
Interni ed Esterni, in
base al diverso rapporto
con la concezione
esoterica, magica e
animista del mondo; si
possono distinguere,
inoltre, dei tratti
comuni tra quelli
sviluppatisi lungo la
costa, dove i praticanti
assumono posizioni molto
basse per garantire un
miglior equilibrio sulla
sabbia e sfruttare in
maniera più efficace
l’energia prodotta dalla
spinta dei piedi al
suolo nello sferrare un
attacco, privilegiando
tecniche di mano,
rispetto a quelli delle
zone montuose in cui i
praticanti assumono
posizioni più alte e
fanno maggior uso di
tecniche di gamba.
Il Silat è stato
definito un misto di
religione, danza e arte
marziale; musica e
danza, infatti, oltre a
essere ritenute, in
Indonesia, espressione
del Divino o, se
vogliamo, del
Trascendente,
favoriscono la fluidità
d’azione e la
coordinazione nel
movimento.